domenica 25 dicembre 2011

Anni Ad-dietro

Il giorno 25 dicembre non era un giorno come tutti gli altri. La giornata cominciava verso le 8 e mezza. Alzarsi dal letto era difficile, ma non troppo complicato, perché si saltava giù dal letto con la consapevolezza che la prima cosa da fare era quella di accendere il fuoco per poter riscaldare il “monolocale”. Le finestre erano quelle che erano, non avevano doppi vetri, non c’erano le persiane, di tende non ne parliamo forse era già troppo se c’erano le “imposte” (quelle interne).

La donna era la prima che si alzava dal letto: si dirigeva verso un angolino della stanza-casa, senza far troppo rumore, versava l’acqua rigorosamente fredda, nel catino si sciacquava velocemente e metteva subito addosso la maglia di lana che aveva cacciato la sera prima per le occasione importanti, la gonna e il solito paio di scarpe. L’uomo sentita la mancanza nella metà del letto, dopo essersi rivoltato un paio di volte decideva di alzarsi, si metteva il solito paio di pantaloni e scalzo con i piedi sul pavimento che “non esisteva” si dirigeva nel solito angolo dove era stata anche la moglie. Lui però doveva armarsi di specchio, sapone, pennello e lama perché doveva radersi…era un giorno di festa. Conclusa l’operazione barba, dava un bacio e un augurio alla consorte e indossato un maglione pungente di lana e un cappotto usciva per andare nella stanza adiacente a dar da mangiare ad altri componenti del nucleo familiare, composto da un asinello, una vacca, un paio di buoi e il solito maiale che aspettava già a prima mattina i “futuri” resti del pranzo che non sarebbero mai arrivati. Le galline si erano già alzate, il gallo era come sempre mattutino, e le aveva già guidate in giro per l’aia e ora si stava inoltrando per i campi vicini. Una volta terminate queste operazioni, l’uomo si organizzava per andare a prendere l’acqua e un po’ di legna: quella che c’era in casa non bastava per le operazioni “casalinghe”. I bambini dormivano ancora; oggi non dovevano andare a scuola e soprattutto non dovevano alzarsi presto come le altre volte a fare quei piccoli lavoretti di cui si era già occupato il padre.

L’albero di natale in casa non c’era, figuriamoci i regali: babbo natale non conosceva ancora quei luoghi, non aveva il navigatore satellitare, le renne non erano come quelle di oggi che gli permettevano di fare migliaia di km in pochi istanti e consegnare miliardi di regali in tutto il mondo in meno di “non so quanto tempo”. Purtroppo “i fortunati”, se così possiamo chiamarli, ricevevano regali di ogni genere in fantastiche scatole, però a volte capitava che “i fortunati” rimanevano delusi dal contenuto perché non avevano ottenuto quello che avevano chiesto nella letterina: le poste sbagliavano anche allora.

Tornando in campagna , i piccini che ancora dormivano, al loro risveglio potevano ritrovare pacchettini incartati con un po’di spago e con carta monocolore (marrone) contenenti una sciarpetta, un cappellino, dei calzettoni di lana, tutti lavorati nelle sere che precedevano il natale dalla madre che una volta messi a letto i pargoli si metteva all’opera al lume di candela per non dar troppo nell’occhio. Non dobbiamo poi dimenticare tutti i dolcini e i dolcetti che dovevano accompagnare la giornata del natale come le zeppole, struffoli, mostaccioli e tanti altri che non sto qui a nominare per non farvi venire l’acquolina in bocca. Comunque una volta tornato a casa e fatto rifornimento di acqua e di legna, il padre svegliava i bambini, non potevano stare tutto il giorno a letto perché dovevano vestirsi e prepararsi per andare alla messa in paese.

La madre nel frattempo era indaffarata in opere culinarie; qualcosa era già stato preparato, tipo il pollo imbottito, qualcosa era avanzato dalla sera precedente, e qualcosa era da preparare come la pasta fatta a mano, come i fusilli che venivano poi conditi con il sugo del pollo imbottito. C’era da organizzare il tavolo e le seggiole, da prendere il vino(quello di annata). Il vino che era bevibile, d’altronde non è che il governo passasse il vino, il governo non passava niente, anzi qualche volta passava di persona fisica (ufficiale esattoriale) per riscuotere ogni tanto qualche denaro o qualche bene tangibile (farina, vino, o animali) per qualche tassa non pagata.

Finite le faccendine di casa, prima di mezzogiorno, tutta la famiglia era pronta per andare in chiesa e una volta là cominciava il rituale degli auguri agli amici e ai compaesani, anche se alla fine erano tutti amici. L’aria che si respirava era magica ma nessuno, la sera precedente, aveva sparso per strada polverine “magiche”, e li potevi vedere tutti un po’ inebetiti, senza un soldo in tasca ma allegri e contenti. Finita la funzione tutti tornavano a casa, la donna attizzava il fuoco, metteva su l’acqua per cuocere la pasta e in meno che non si dica tutti erano pronti per sedersi a tavola. Sulla tavola imbandita, oggi, non mancava una candela accesa e mai come in quel giorno, anzi no, forse anche a capodanno e a pasqua, era piena di vivande e cibarie. Come se non fossero bastate le preghiere precedenti, se ne faceva un’altra prima di attaccare il pasto nel piatto ma stavolta in italiano, il latino era roba da preti. Terminato il pranzo, tutti notavano che era rimasto ancora un po’ di spazio nel proprio pancino e nessuno poteva dire: ah sono sazio. Sulla tavola però c’era rimasto ben poco, anzi nulla e per il maiale erano tempi duri.

Sparecchiata la tavola il caminetto con il suo fuocherello chiamava tutti a sé: i bambini scartavano il loro regalino, il padre che dopo esser uscito ad augurar il natale per una seconda volta gli “altri”componenti della famiglia (asino,buoi e compagnia) era rientrato e ora si era accomodato su una sedia per fumare la pipa che gli era stata regalata dal padre. L’unica che mancava all’appello era la donna o meglio, la madre di famiglia, che doveva finire di mettere a posto la cucina: le rimanevano quei quattro piatti, quei quattro bicchieri e qualche pentola.

Buon Natale dei Vecchi tempi.

alende “di una volta” long

giovedì 3 novembre 2011

Arriva GTA V, si salvi chi può.


Mercoledì 2 Novembre arriva, come un fulmine a ciel sereno, il primo teaser-trailer del nuovo Grand Tefth Auto 5 (anche noto come e d'ora in poi GTA V) a preannunciare quale sarà l'oggetto più venduto del prossimo Natale tra tutte le fascie d'età consentite, dai quattordicenni brufolosi e in cerca di rivalsa sociale ai quarantenni bellocci e... in cerca di rivalsa sociale.






La mia ultima partita ad un GTA risale più o meno al 2005. Acquistai una copia di San Andreas per Xbotolo e la mia unica partita si limitò più o meno a questo: rubo una spider, faccio una corsa sul lungomare sulle note di “A horse with no name” degli America, ingaggio un inseguimento con la polizia in stile telegiornale americano qualunque, spengo la console e metto in vendita il gioco su ebay.






GTA San Andreas non mi piacque per niente. Non l'avevo acquistato per il 9,5 preso su Game Republic (per me era già diventata Game Ridiculous ed io, di li' a poco, avrei smesso di acquistare per sempre riviste videoludiche cartacee) ne', tantomeno, per il “Nefasto, Trash” su Retrogamer. L'unico motivo che mi aveva spinto a voler giocare a San Andreas era stata la minuziosa ricostruzione degli anni '90, nelle musiche, nelle mode e nell'ambiente, messa in piedi dai programmatori della Rockstar.


Una volta appurato che, esattamente come nei suoi predecessori, l'unico vero scopo del gioco è “fottere il prossimo”, decisi che con GTA avrei chiuso per sempre. Anche sulla struttura ludica avrei qualcosa da ridire, ma di acqua sotto i ponti ne è passata talmente tanta da allora che ormai non vale più la pena accanirsi. Quello che tutt'ora non sopporto di GTA è lo sdoganamento di certi valori e modelli sulle masse dei gamers ignari.






Alla luce dell'incredibile crisi economica che viviamo in questi giorni, non si può pensare che faccia bene, anche solo virtualmente, vestire i panni di un ladro/criminale, uccidere poliziotti, rubare abiti firmati, pagare per il sesso ed usare droghe. Una volta si salvavano le principesse e chi ci spendeva dei soldi era considerato uno sfigato. Oggi, tra i ragazzini è considerato sfigato chi non gioca a GTA (e poca altra roba tipo PES, ma questa è un'altra bruttissima storia).


E' triste arrivare a parlare come la Paola Binetti dopo aver passato una vita a difendere le ragioni dei videogiocatori ma la verità è che GTA fa danni. Uccidere, anche se virtualmente, non è una bella cosa ma uccidere nel ruolo dei buoni non è la stessa cosa. Rubare le automobili nei panni di un energumeno tatuato a ritmo di rap non invoglia a contribuire al miglioramento della società. Avete presente quando Roberto Saviano, nelle conferenze-stampa post Gomorra, raccontava che nei mass media i boss mafiosi godeno di un'immagine fin troppo fascinosa? Beh, si può anche dire che GTA è parte del problema. E il protagonista di GTA Vice City che si chiamava Tommy Vercetti...






Come si può notare, nel trailer del nuovo GTA, si parla di un tizio che si è trasferito in una nuova città sognando un lavoro migliore, una nuova casa e figli come quelli dei film. Rifarsi una vita in o il solito “get rich or die tryin”? Nel trailer si vedono anche delle delle cose “buone” tipo pale eoliche e agricoltori e una grande Ogdens' Nut Gone Flake degli Small Faces (1968) come colonna sonora. VedreTE, lo scoprireTE solo giocandoci. A me non interessa.






Henry "Legalità è Rivoluzione" Fogna

giovedì 27 ottobre 2011

s'I fossi Patate-terno

S'i fossi fuco andrei con la regina,


s' i fossi patateterno darei un posto fisso ai disoccupati (ahahhaha) e un posto precario agli occupati,

s'i fossi patateterno darei un mutuo precario ai precari ma solo per una casa precaria,

s'i fossi patateterno manderei in pensione tutti, ma non proprio tutti in pensione (me incluso),

s'i fossi patateterno toglierei le tasse ma poi visto che nessuno se ne accorge farei il contrario (tanto chi se ne accorge?)

s'i fossi patateterno "mi" aumenterei pure un po' lo stipendio, tanto io so'patateterno, mica siete voi patateterno! sapete quante responsabilità c'ho io?

s'i fossi patateterno ve la darei da bere ogni giorno..ma non si tratta nè di acqua nè divino...

s'i fossi patateterno li farei vedere a quei 2 scambiarsi sorrisi deridendomi,

s'i fossi patateterno combatterei gli ufo, l'evasione fischiale, la mafia, il presidente, la crisi e altro che un milione di posti per tutti!

però so' fuco e andrei sempre con la regina

venerdì 7 ottobre 2011

Steve è morto. Viva Steve.


Si è spento nella notte tra il 5 e il 6 Ottobre 2011. E su questo non aggiungerò altro perchè probabilmente ne avete già le scatole piene e perchè non mi piacciono le lungaggini commemorative in stile funerale della zia Rosina in qualche micro-comune della Sila.

Che Apple piaccia o meno, S. J. è stato uno dei grandi uomini di questo secolo e, forse, in parte anche di quello passato. Il suo più grande achievement è stato quello di aver fatto breccia nel granitico monopolio di Microsoft nel mondo degli home computer. Ma, a mio modesto parere, la rilevanza dell'impresa sta nel "come" ci è riuscito. E cioè partendo dall'iPod, un prodotto in apparenza ben distinto ed distante da un pc, ed avvicinandosi un passo dopo l'altro all'obbiettivo.



Una strategia lunga e paziente che alla fine ha dati i suoi frutti. Un manager davvero in gamba il buon Steve. Un vero samurai che ha dedicato la sua vita a preparasi in previsione della Grande Battaglia.

Non mi azzardo a dire che Apple ha stravolto il mondo e non esalto i suoi prodotti anche se, a fine 2011, ci sono ancora ottimi motivi per preferire un iDevice alla concorrenza. Faccio notare soltanto che dal 2006 possiedo e tutt'ora uso un iPod Nano 4gb e non mi ha mai dato problemi... tranne quando ho tentato di ribellarmi alla “dittatura” di iTunes, ma questa è un'altra storia (finita come in Siria).

Possiamo anche dire che alla fine Steve ha battuto Bill, anche e soprattutto nella testa dei consumatori. Tutti comprano un laptop windows ma alla seconda accensione pensano “si, ok, ma appena ho un po' di soldi mi faccio un Mecc”.

Il prezzo. Il foxxuxo prezzo dei prodotti Apple. Secondo me anche questa è stata un'idea geniale del buon Steve. Fai pagare un aggeggio scintillante un po' di più di quello vale e la gente penserà che vale un po' di più. Funziona.

Con risultati diversi, ci aveva provato la SNK a cavallo tra gli anni '80 e '90 con la mit(olog)ica console NEO GEO, sparando prezzi anche 200% superiori agli allora concorrenti Nintendo e Sega. Non posso dimenticare le pagine-spot di Consolemania dove una copia di Art of Fighting, ugualeidenticospiaccicato a quello in sala giochi, costava 299.000 Lire. Un gioco, uno solo (tra l'altro con due soli “picchiatori” giocabili). Gli zoom e le super-combo facevano impallidire di vergogna qualsiasi versione di Street Fighter II per 16 bit, ma in quel prezzo non erano compresi il cabinato, l'odore di sigaretta e il bullo che ti mortificava se ti esaltavi troppo.

Purtroppo alla Shin Nihon Kikaku non avevavo Steve Jobs e l'unico risultato di tale strategia fu la nascita del fanboyismo: pazzi-furiosi che, sulle riviste di settore dell'epoca, si scagliavano con violenza contro chiunque muovesse la minima critica nei confronti della loro costosissima console di fiducia.

Con le dovute proporzioni, è un po' ciò che si è ripetuto in futuro con i cosiddetti Nintendari e con i fan di Vasco Rossi. Se non avete compreso bene il concetto, provate a ripensare alla reazione del vostro amico quella volta che, in spiaggia (oppure in cantina), gli avete offerto il vostro Nokia N70 per una chiamata perchè il suo iPhone 4 non aveva campo...

Eppure, nonostante quest'aura di santità, la Apple produce i suoi pezzi come una Acer qualsiasi in paesi semi-democratici dove il lavoro è non è un diritto, ne' un dovere, ma un ricatto, iMe...



Ad ogni modo, Steve, io ti ringrazio per i tanti discorsi pieni di speranza che posso riguardare quando voglio su YouTube. E meno male che ci sono anche i sottotitoli perchè altrimenti tanti miei giovani connanzionali e conterranei si limitirebbero a sentire Sacconi che sul tg1 incoraggia ad accettare qualsiasi lavoro di questi tempi.

La tua celebre frase “Il tempo che avete è limitato. Quindi non sprecatelo vivendo una vita scritta da altri” dovrebbe essere tatuaggio sul braccio di ogni imprenditore (in senso largo) che si rispetti. Per il sottoscritto è stata la molla per smettere i panni di studentello lettore di blog per aprirne uno mio :)

Think Different. Forever.




Henry "iVoglia" Fogna

domenica 2 ottobre 2011

Il Ritorno Ritrovato

Ne è passato di tempo dall'ultima volta che ci siamo sentiti, eh? Voi non ci crederete ma sono successe cose dell’altro mondo, anzi no, dell’altra isola, anzi no, dell’altra penisola. Andiamo con calma, iniziamo dicendo che stranamente sono riuscito a tornare sulla terraferma grazie al passaggio della barcone-crociera-yatch aerospaziale che naviga nello spazio tempo più veloce dei neutrini in un simil-tunnel Ginevra-Gran Sasso.


Durante i minuti secondi di viaggio interstellare il mio vicino di seggiola, che viaggia molto nel tempo, tra presente- passato posteriore e futuro remoto mi ha confidato che il giorno in cui l’emerito-onorevolissimo-prestigiatore delle menti e presidente del Coniglio (in quanto ha paura dei magistrati) che la “montagna” più alta dell’Abruzzo sarà chiamata in Suo Onore Gran Sesso (non in onore dei pm baresi o di altri frivoli pensieri che vi passano per la testa) e sempre in suo onore verrà costruito un vero e proprio tempio a 3 km sottoterra per poterlo adulare meglio. Io lo invidio…8 su 11…chissà se le ultime 3  gioivano o piangevano (potete esprimere un vostro commento qui sotto se lo ritenete opportuno ma non cattivi pensieri, mi raccomando).


Comunque in quel breve lasso di tempo in cui mi sono ritrovato nella selva oscura…no, non ero io, quello era un altro. Allora io ero sulla nave intergalattica, quella che trasporta anche i galacticos (i giocatori del Real Madrid, ndr) e sono giunto sulla terraferma il 14 marzo dell’ano corrente. Non ci sono errori. Dopo qualche ora di camminate e fischetti improbabili arrivai a casa, saltai la staccionata, il letto e andai a farmi una doccia. Era passato tanto tempo dall’ultima doccia, qua sull’isola di Zanaüs non ci sono docce: non si trovano idraulici sulla terraferma, figuriamoci qui. Accesi una sigaretta che si fumò da sola e parlai un po’ con il mio amico immaginario, l’alter ego di Henry. 


Questo mi ha raccontato un po’ di cose, di quello che stava accadendo nel Belpaese. A dire il vero manco ricordo cosa mi disse, so soltanto che mi parlò di una cosa, di un’entità invisibile, di qualcosa di non tangibile ma che si fa sentire sulle spalle di tutti, di qualcosa che non si tocca con mano anche se tu senti una mano che entra nel tuo portafogli senza il tuo permesso e si porta tutto via. A dire il vero gli scontrini, la carta igienica e  tutte le carte stracce che ti porti appresso, quelle carte che ti rendono il portafoglio grande, non se le prende perché non è stupida. Se non sbaglio l’ha chiamata CRISI. Si, la chiamava crisi; era la stessa che canticchiava quel gruppo monzese che stava quasi sempre “sovrappensiero”. Tutti in giro sono un po’ sovrappensiero.




D’altronde come si fa a non esserlo? Lo è anche chi dichiara 50 mila euro e poi all’estero ha i milioni di euro. Per combattere la crisi si fa di tutto. È finita la pacchia...forse. Per alcuni però ancora non è finita. Ad esempio ci sono sempre quei “poverini” che non riescono a stare zitti e si vanno a lamentare in tivì che loro con 140mila euro non riescono ad andare avanti oppure a qualcun altro che afferma che da parlamentare porta a casa solo 300 euri. Si, bisogna proprio dirlo: poverini! Oh no! La DEMAgogia si sta impossessando di me! Oh noooooooooooooo! Da ora in avanti devo stare più attento perché  “siamo in uno Stato di Polizia”...




...e potrei fare sempre la “fine di Craxi”.


Quel giorno mangiai un uovo perché non avevo molta fame. Bevvi un litro di champagne italiano perché avevo finito quello francese e rifeci il bagno…nel latte, nell’acqua c’era troppo calcare. Le parole dell’alter-Henry mi avevano scombussolato un po’ perché alla fine mi fecero capire che non era cambiato nulla da quando ero arrivato sull’isola. Avevo perso pure la bussola. Mi asciugai  e ritornai in bagno per prendere lo spazzolino da denti. Mi misi a dormire in attesa di ritornare di nuovo su Zanaüs!